Tra sold out e nuove figure, gli street tutor
L’estate 2025 si presenta come un banco di prova importante per l’overtourism nei laghi della Lombardia, da sempre tra le mete più amate del turismo nazionale e internazionale.
Quest’anno, però, il successo straordinario di presenze ha portato a un fenomeno ben noto, ma ancora poco gestito in modo organico: l’overtourism. Nei borghi affacciati sul Lago di Garda e sul Lago di Como, i centri storici sono stati presi d’assalto, con flussi di visitatori tali da creare veri e propri ingorghi, disagi e malumori sia tra i residenti sia tra i turisti stessi.
Le strutture ricettive registrano un’occupazione che sfiora il tutto esaurito — con picchi tra il 90 e il 95% — ma la gestione dell’afflusso si rivela sempre più complessa.
Tra sold out e nuove figure: gli street tutor a Sirmione
Sirmione, per esempio, ha vissuto momenti di caos che hanno portato all’introduzione di una nuova figura per regolamentare i flussi: gli street tutor.
Con pettorina gialla e a fianco delle forze di polizia locale, questi operatori hanno il compito di accompagnare i turisti nella fruizione del borgo, evitando situazioni di pericolo e disordine.
Tra le loro funzioni principali c’è quella di gestire gli ingressi di pedoni e automobili, soprattutto nei momenti di punta, e di far rispettare le ordinanze comunali: dal divieto di circolare in costume da bagno o a petto nudo, al divieto di sedersi su muri, portici o aiuole.
Il risultato è un tentativo di mitigare i disagi, ma resta chiaro che si tratta di soluzioni tampone. L’overtourism, infatti, non è un problema che si risolve semplicemente con la presenza di figure di controllo o con limiti temporanei all’accesso.
Il quadro più ampio: un fenomeno diffuso ma disomogeneo
Il caso di Sirmione rappresenta solo una delle tante situazioni che emergono attorno ai laghi lombardi. Il Lago di Como, ad esempio, registra anch’esso numeri da capogiro.
L’assessore regionale al Turismo, Barbara Mazzali, ha sottolineato come l’occupazione delle strutture ricettive si aggiri tra il 90 e il 95%. Il Comune di Como, nel frattempo, sta lavorando a un nuovo regolamento di polizia urbana per limitare le attività moleste, come la promozione insistente di giri in barca privati durante le code per imbarcarsi sui battelli, oppure l’attività di “buttadentro” per i locali.
Tuttavia, il problema di fondo dell’overtourism va ben oltre la semplice gestione dei flussi. Il fenomeno è la diretta conseguenza di una promozione turistica fatta a macchia di leopardo, che punta tutto sulle poche destinazioni di richiamo storico o naturale senza investire nella crescita armonica e sostenibile di tutto il territorio.
Numeri chiusi, ticket, street tutor: soluzioni tampone
Le misure adottate finora — come il numero chiuso in alcuni punti, l’introduzione di ticket per l’accesso o la figura degli street tutor — rappresentano solo rimedi temporanei e parziali. Queste strategie possono alleviare i disagi nell’immediato, ma non incidono sulle cause profonde del fenomeno.
Per uscire dalla spirale dell’overtourism, sarebbe necessario ripensare la promozione turistica in modo più equilibrato e lungimirante. Occorre distribuire i flussi in modo più omogeneo su tutto il territorio lombardo, valorizzando anche aree meno conosciute e creando itinerari alternativi che riducano la pressione sui luoghi più affollati.
Verso un turismo più sostenibile e diffuso
La sfida, insomma, è quella di trasformare il turismo da fenomeno di massa incontrollato in una risorsa capace di sostenere il territorio senza consumarlo. Per farlo servono investimenti mirati nella valorizzazione culturale, ambientale e infrastrutturale di tutto il bacino dei laghi lombardi, con strategie di promozione coordinate tra comuni, province e Regione.
Solo così si potrà evitare che l’overtourism si traduca in un problema cronico, che mina la qualità dell’esperienza turistica e la qualità della vita dei residenti, e si trasformerà in un’opportunità di sviluppo sostenibile e inclusivo per l’intera Lombardia.



