Perché il “turismo lento” da solo non basta
Negli ultimi anni, il città minori turismo italiano è stato spesso celebrato per la crescita dei borghi, dei cammini e dei percorsi minori. L’idea è semplice e affascinante: viaggiare lentamente, immergersi nella quotidianità dei territori, lontano dai grandi flussi, valorizzando paesaggi, storia e tradizioni locali.
Eppure, se da un lato questo fenomeno produce entusiasmo e numeri incoraggianti, dall’altro mostra dei limiti strutturali. Il turismo lento non è un rimedio universale. Senza infrastrutture adeguate, servizi essenziali e reti di trasporto efficienti, l’esperienza rischia di rimanere precaria, episodica e non replicabile.
In altre parole, non basta che i turisti arrivino: è fondamentale che chi vive e lavora in questi territori possa contare su condizioni di vita dignitose e servizi comparabili a quelli delle grandi città. Solo così il turismo diventa un vero volano di sviluppo e non una semplice curiosità momentanea.
Numeri che corrono: il boom dei cammini italiani
Il fenomeno dei cammini è emblematico. Nel 2025 oltre 300.000 viandanti hanno percorso gli itinerari italiani, generando circa 2,5 milioni di pernottamenti e un impatto economico stimato in 336 milioni di euro. Rispetto al 2024, l’incremento supera il 56%.
Il dossier Italia, Paese di Cammini di Terre di Mezzo mostra come i cammini minori, spesso nati da iniziative locali, stiano contribuendo a valorizzare borghi e territori marginali. La spesa media giornaliera dei camminatori è pari a 87,29 euro, un dato significativo considerando che gran parte della ricchezza resta nei territori interni, sostenendo piccole strutture ricettive e ristoranti locali.
Tuttavia, questi numeri da soli non raccontano tutto. L’assenza di una governance consolidata, la frammentazione dei percorsi e l’assenza di infrastrutture strutturate rischiano di limitare la sostenibilità di lungo periodo. Il turismo lento funziona se integrato in strategie territoriali solide, con attenzione a mobilità, servizi e valorizzazione del brand locale.
Città secondarie: laboratori di innovazione turistica
Se i cammini rappresentano una crescita diffusa, le città secondarie sono il vero laboratorio del turismo del futuro. Qui, i numeri si combinano con la strategia: non è più sufficiente attrarre visitatori, bisogna costruire una proposta coerente, riconoscibile e di qualità.
Arezzo: una città d’arte “a misura d’uomo”
Tra il 2015 e il 2024 Arezzo registra un +71% sul mercato italiano e un +44,37% sul mercato estero. La città non si propone come copia di Firenze o Siena, ma intercetta un bisogno nuovo: cultura, bellezza e identità con accessibilità, misura e qualità dell’esperienza. Arezzo dimostra che la vivibilità può diventare un fattore competitivo, e non un piano B rispetto ai grandi poli turistici.
Genova: il valore del riposizionamento
Con 3,5 milioni di presenze nel 2025 (+15% di visitatori stranieri), Genova ha trasformato la propria narrazione: outdoor, inclusività, congressi e destagionalizzazione sono diventati punti centrali. Non si tratta solo di numeri, ma di strategia: rendere leggibile la complessità di una città e trasformarla in attrazione.
Tropea: desiderabilità che si trasforma in valore
Tropea è l’esempio di come il marketing internazionale possa aumentare non solo il flusso di turisti, ma anche il valore economico e qualitativo della domanda. Nel 2025 registra 165.440 arrivi, 550.735 presenze e oltre 1,2 milioni di eurodi imposta di soggiorno. La città mostra come attrattività, strategie digitali e gestione mirata possano estendere la stagione e consolidare l’economia locale.
Viterbo: dal potenziale alla strategia
Viterbo evidenzia un’altra verità spesso trascurata: il turismo cresce dove c’è strategia. Crescite tra il 10 e il 17% nei pernottamenti e nelle presenze nel 2025 non sono frutto del caso, ma di una combinazione di brand locale, pacchetti turistici, comunicazione mirata e collaborazioni tra pubblico e privato.
Oltre la scala urbana: il caso del Nord Sardegna
Il fenomeno non riguarda solo le città. In Nord Sardegna, tra gennaio e settembre 2025, l’aeroporto di Alghero segna un +9,3% e quello di Olbia un +7,2% rispetto al 2024. L’incremento maggiore si registra durante le stagioni di spalla e nei mesi invernali, dimostrando che infrastrutture, narrazione e governance culturale cambiano non solo la visibilità, ma anche la forma della domanda.
Il vero futuro del turismo italiano
Il turismo dei prossimi anni non sarà più dominato automaticamente dalle grandi città. A vincere saranno i luoghi capaci di unire tre elementi fondamentali: desiderabilità, vivibilità e strategia chiara.
Le città secondarie e i borghi italiani hanno un vantaggio unico: possono offrire ciò che i grandi hub turistici stanno lentamente perdendo, come spazio, autenticità, relazioni umane e esperienze riconoscibili. Ma il loro vero punto di forza non è imitare le metropoli: è diventare la versione più chiara e interessante di sé stesse.
In pratica, il turismo italiano del futuro non sarà solo “lento” o “piccolo”. Sarà integrato, strategico e multidimensionale, capace di valorizzare territori meno noti senza perdere qualità ed efficienza. Solo così borghi e città minori potranno diventare protagonisti, e non semplici contorni, di un sistema turistico sempre più complesso e competitivo.



