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Carnevale in Basilicata

Maschere, Riti e Tradizioni Uniche!

“Cì Carnaval vio’ fa’ d’a Befan a’ accum’nzà” – Se vuoi festeggiare il Carnevale, devi iniziare dalla Befana. Immergiti nell’affascinante mondo del Carnevali in Italia.
In Basilicata, la celebrazione è ricca di colori, maschere tradizionali e riti millenari.

Attraversa i pittoreschi borghi della regione, esplorando le sfilate di carri allegorici e assaporando le delizie culinarie tipiche di questa festa.

Da Aliano a Montescaglioso, da Stigliano a Viggianello, lasciati incantare dalle tradizioni uniche che rendono indimenticabile il Carnevale in Basilicata. Benvenuto in un viaggio tra folklore, gioia e autenticità.

Carnevale di Aliano

Nella Lucania, è sicuramente tra i Carnevali più noti. La tradizione qui è nota come la maschera cornuta di Aliano. Ed è sicuramente la maschera dietro la quale si snoda tutto il Carnevale. Il costume tradizionale ha forme zoomorfe. Nasce in tempi arcaici e si tramanda grazie ai contadini, pastori e allevatori che temevano che i lupi potessero mangiare il loro gregge o che gli spiriti malvagi, come il cattivo tempo, si abbattessero su di loro. Nasce così questo rito che, come per le antiche tribù, è un rito per esorcizzare le fatiche e scacciare i cattivi pensieri.

Le maschere oggi si aggirano per il borgo saltellando e emettendo suoni animaleschi; ad accompagnarli c’è la fisarmonica e il cupa cupa, strumento tipico. Le maschere sono fatte in cartapesta, modellate con argilla, dipinte a mano e con corna pronunciate.

Non possono mancare i riccioli, pezzi di carta colorata che sovrastano le figure e ondeggiano al vento; questi copricapi sono detti cappelloni. Il vestito si completa con i tradizionali mutandoni invernali, che un tempo si portavano per riparo dal freddo, e una cintura di cuoio che regge le campane e le decorazioni di bronzo.

La festa termina oggi anche con la rottura delle pignatte, un modo per ricordare l’antica tradizione in cui le pignatte appese al soffitto tramite una corda venivano riempite di dolciumi; i partecipanti bendati dovevano provare a rompere la pignata con un bastone. La rottura portava felicità e scatenava una lotta per accaparrarsi le leccornie all’interno.

Carnevale di Montescaglioso

Il Carnevale Montese viene organizzato durante tutto l’anno. I carri allegorici partecipano ogni anno a un concorso che premia quelli più interessanti. Dai bozzetti fino alla parata finale, la comunità si riunisce per lavorare alla buona riuscita. Quello Montese è tra i Carnevali storici d’Italia. Una tradizione che si rinnova anno dopo anno e che trova sintesi nella maschera del Carnevale tradizionale. Sono infatti le maschere demoantropologiche a essere il simbolo del Carnevale in Basilicata.

Le figure qui del Carnevale sono il Carnevale, la moglie Quaremma con in mano un pupazzo, il figlio Carnevalicchio, U’ fus che rappresenta il destino dell’uomo e ha in mano una corda con all’estremità un cerchio di legno che fa roteare, e tutti cercano di scansare.

Infine, il Carnevale, che passa tra la gente sopra l’asino, mentre viene insultato o recita stornelli. Tutti gli abiti sono fatti di stracci di materiale riciclato come cartone, carta e stoffa inutilizzati.

Una tradizione che si tramanda dalle generazioni di braccianti agricoli e massari, che colora le vie del paese. Queste figure girano per le vie in cerca di monete e, perché no, di qualcosa di tipico da mangiare.

Carnevale di Stigliano

Un Carnevale che in Basilicata ha subito una radicale evoluzione. Giunto alla 37ª edizione, oggi è fatto da carri allegorici realizzati con carta di giornale e imballaggio. La maestra dei cartapestai qui ha una tradizione che nasce negli anni Ottanta.

La figura simbolo di questo borgo durante il Carnevale è il Pagliaccio, che porta con sé due simboli del borgo: il vino e lo strumento musicale del cupa cupa. Questi simboli rievocano il passato e come questo ancora una volta sia una tradizione contadina.

Il Carnevale termina qui con il rito del fantoccio, che viene bruciato e simboleggia la fine del Carnevale.

Carnevale di Viggianello

Il Carnevale a Viggianello è fatto di storie che vengono raccontate per strada come un grande teatro. La rappresentazione, nata nel 1986, prende il nome di Carnevale di Paglia. Paglierino, infatti, è la mascotte della festa, un fantoccio fatto con materiali poveri come paglia, e carri allegorici realizzati con la struttura in rami di salice, coperti da carta di giornale.

Questi sono metodi arcaici che si tramandano. A Paglierino viene fatto un vero e proprio processo, condannandolo al rogo perché colpevole di aver preso dai campi dei contadini tutti i prodotti. Paglierino è la personificazione della povertà e dell’ozio, ed è condannato alla pena peggiore.

A Paglierino si uniscono i frassi, gruppi vestiti con stracci che girano con uno stecco di legno chiedendo salsicce, che verranno poi cotte alla brace.

Carnevale di Teana

Tra urla festose e danze prende vita il Carnuluvar. Viene messa in scena una vera parodia come per la Via Crucis. Tanti sono i personaggi che prendono parte al corteo: prete, giudice, u pezzent (il mendicante), una coppia di sposi, carabinieri, medici, u’ portafurtun, e la quaremma che si è innamorata del Carnevale e tutta la famiglia fatta da sei figlie femmine (Anna, Susanna, Rebecca, RibannamCecilia, Sabbetta) e il maschio detto Taramanno.

Il Carnevale è rappresentato da un contadino goffo e ubriacone che viene condannato insieme all’orso. La figura minaccia tutti e si aggira per il borgo. In piazza avviene una rappresentazione sarcastica davanti al giudice. Sarà il popolo a decidere le sorti del Carnevale, che lo condanna alla fucilazione immediata. Sarà Urs (l’orso) che lo trascinerà nei boschi e lo costringerà a vagare nella natura fino al prossimo anno.

L’orso è sicuramente il simbolo di questo carnevale, ha un costume in pelle di capra e campanacci. Porta un bastone detto u munnul con uno straccio all’estremità che, bagnato nelle fontane, viene usato come benedizione ai passanti, in segno di purificazione. Si narra che chi non poteva avere figli faceva entrare in camera da letto la figura come buon auspicio.

Carnevale di Lavello

A Lavello, il borgo si anima ogni sabato di Carnevale con delle feste attorno alla figura del Domino. Il vestito prevede una tunica solitamente in raso lunga con cappuccio e una mantella. Il colore indica il ceto sociale di appartenenza. Il rosso è per il popolo.

I festini di Lavello sono delle grandi serate che durano fino all’alba e che, tra parenti e amici, creano e accrescono il senso di comunità. Il vestito del Domino permette di non essere riconosciuti e quindi disinibiti davanti a tutti i partecipanti.

Così facendo, tutti sono uguali e si capovolgono le gerarchie sociali. Alla mezzanotte si ferma la musica e si banchetta con i piatti della tradizione, per poi ballare fino al mattino. Ecco perché Lavello è il paese che balla e che, attraverso il ballo, esorcizza le fatiche o le sofferenze quotidiane.

Carnevale di Satriano di Lucania

A Satriano di Lucania, il protagonista del Carnevale è il Rumit, ovvero l’uomo albero. Il borgo è ricco di boschi ed è qui che nasce questo rito legato agli alberi nel Parco dell’Appennino Lucano. Gli alberi simboleggiano una foresta in movimento, con ben 131 alberi, ognuno a simboleggiare i comuni della regione Basilicata.

I Rumit portano allegria per le strade, chiedendo doni ad ogni casa. La festa termina con la sfilata con altri personaggi come l’orso (vestito con pelli pregiate e una catena spezzata), la quaremma (tutta vestita di nero) e la coppia di sposi. Il Rumit ha un bastone con il pungitopo o la ginestra in cima, che usa per bussare alle porte; il suo vestito è fatto da rami ed edera.

Chi riceve la visita del Rumit la considera di buon auspicio. Un Carnevale che in questo periodo assume grande significato e invita l’uomo e la natura a ritrovare l’armonia perduta.

Carnevale di Tricarico

A Tricarico, nella provincia di Matera, la maschera è detta l’Mash-kr, che rappresenta quella delle mucche e del toro. Qui il rito carnevalesco ricorda l’antica transumanza, quando il bestiame veniva trasportato per i grandi tratturi dai borghi di montagna al mare e viceversa. La festa comincia con la benedizione degli animali, dopo i tre giri rituali attorno alla chiesa, il 17 gennaio, la festa di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali. Il borgo è in tumulto con le campane degli animali che percorrono le vie principali, un suono che annuncia l’inizio del Carnevale e della festa.

Le maschere del toro e della mucca sono personificate solo dagli uomini e si inscenano i movimenti degli animali e anche la monta, un rito legato all’invocazione della fertilità. La maschera della mucca ha un grande cappello ricoperto da stracci di stoffa colorati e un velo ricamato copre il volto, mentre il toro ha i colori neri e rossi. Entrambe le maschere hanno campanacci diversi per forma e suono. La sfilata, con a capo un vaccaro, termina davanti, con i partecipanti che si disperdono nel borgo suonando le campane davanti alle porte, in cerca di prelibatezze di cui si è soliti preparare.

Questo momento è anche detto della serenata. Gli abitanti sanno che in questo periodo viene trasformata in casa la carne del maiale e quando il padrone di casa va a letto, viene sorpreso dai mascherati che, al ritmo della musica, invocano di aprire la porta e fare festa

Carnevale di San Mauro Forte

In occasione del Carnevale, il suono nel borgo di San Mauro è quello dei Campanacci. Il Carnevale qui è la sagra del campanaccio. Un suono cupo a tratti assordante che crea l’atmosfera di mistero. Le maschere sono rappresentate da uomini con abiti di una volta, usati dal popolo. Lunghi mantelli per ripararsi dal vento gelido e grossi cappelli di paglia.

I campanacci sono di grosse dimensioni e sono il simbolo di fertilità. Da sempre il suono della campanella è considerato un buon auspicio, portafortuna e di rinascita. Gli artigiani del luogo erano abili a realizzare campane. A questi oggetti attribuirono valore propiziatorio. Il rito avviene solitamente dal 15 al 19 gennaio. Il campanaccio, secondo gli abitanti, con il suo suono è in grado di scacciare il male e assicurare il buon raccolto.

Non solo, ha anche un potere sulla fecondità dell’uomo. Infatti, esistono campanacci femminili e maschili. Il termine della festa è il martedì grasso, dove il fantoccio che rappresenta il Carnevale viene portato in corteo, rappresentando un vero funerale, bruciandolo in piazza e dando inizio al silenzio e alla quiete, tipica dei 40 giorni di quaresima. Solo allora le campane possono tornare a suonare.

Carnevale di Cirigliano

Gli ultimi giorni di Carnevale animano il borgo di Cirigliano. Il corteo parte in sfilata lungo le piccole vie del borgo. Ad aprire il corteo c’è Pulcinella con il campanaccio e un corno, seguito dalle maschere delle Stagioni tipiche della città. Le quattro stagioni sono rappresentate da ragazzi che recitano alcuni versi, scritti da un muratore del paese nel 1740.

Al corteo si uniscono tutti i mesi e il capodanno, che reciterà un siparietto divertente con Pulcinella. Il mese di dicembre è in compagnia di un gruppo folk. A chiudere il corteo c’è il funerale di Carnevale, morto dopo aver mangiato salsiccia e bevuto vino. Al funerale non manca il prete, che benedice le persone e i chierichetti. Al corteo, un uomo vestito da donna piange il defunto Carnevale, ed è la Quaremma che maledice l’uomo, ricordandogli che è stato ubriacone e poco di buono.

Carnevale di Ferrandina

Il piccolo borgo si prepara a celebrare il Carnevale, addobbando le strade del centro storico. L’entusiasmo della comunità ha dato vita a una festa contagiosa alla quale non si può rinunciare. Sono le comunità con il loro attivismo a tenere in vita le tradizioni ed ad animare i borghi.

Oltre ai vicoli addobbati a festa, tante sono le attività che, anno dopo anno, colorano il Carnevale. Ed è proprio la magia del Carnevale che ha risvegliato il borgo e acceso gli animi dei partecipanti. L’atmosfera è unica nel suo genere. Per strada si recitano anche le poesie di poeti locali e si presentano ai viaggiatori le prelibatezze che producono.

Carnevale di Pietrapertosa

Il comune della provincia di Potenza, durante il periodo di Carnevale, è solito organizzare la sagra della Rafanata. Piatto tipico del territorio che si realizza durante il Carnevale e non solo. La Rafanata è una sorta di torta salata a base di uova, rafano, formaggio e patate. Spesso arricchita anche da pezzi di maiale che viene preparato in questo periodo. Oltre alla sagra, qui il martedì grasso si porta in scena la morte del Carnevale, che viene deriso dal Diavolo e pianto dalla moglie Quaremma. Il corteo, a ritmo del cupa cupa, termina con il rogo che segna il passaggio verso la Quaresima.

Carnevale di Matera

La città di Matera si anima per il Carnevale ogni anno. Oltre a diversi spettacoli, è attesa la Festa del cioccolato e la tradizionale pentolaccia. U’ cuar’n’vèl comincia con Sant’Antonio Abate (“A sant’Antunj moschijr i sun”, ovvero a Sant’Antonio dai il via a maschere e suoni) nella chiesa nel Sasso Barisano. Il Carnevale a Matera è fatto dalle tradizionali matinate, dove i suonatori girano per le case senza preavviso di notte, recandosi dai padroni di casa che avevano ucciso il maiale, in cerca di cibo. Il Carnevale diventava il momento dei piccoli riti improvvisati e sicuramente carichi di fascino. L’improvvisazione porta con sé quella follia e sarcasmo tipico del Carnevale.

Carnevale di Nemoli

Qui il Carnevale coincide con la sagra della polenta, tipica in tutta la valle del noce. La polenta viene preparata con la farina di granturco e accompagnata da salsiccia, pancetta, peperone dolce, olio, acqua e sale. Viene ancora preparata con i vecchi calderoni di rame (solitamente quattro) e lasciata riposare su assi di legno avvolgendolo con un telo bianco. Viene poi, attraverso un filo, tagliata e condita. Alla sagra, c’è la sfilata per le vie del paese con banda, carri allegorici, maschere e il tradizionale falò con il pupo che rappresenta Carnevale.

Carnevale di Maratea

Da quasi 30 anni, il Carnevale di Maratea dedica la festa ai piccoli e ai grandi. Anche qui, l’arrivo delle ceneri è simboleggiato dalla morte del Carne

vale. Anche se oggi il personaggio di Carnevale è sempre meno rappresentato in favore di moderne maschere, la tradizione è viva nella comunità. Da sempre qui, il Carnevale è fatto da bellissime maschere in abiti spesso anche reali e dagli spettacoli a teatro.

Il Carnevale oggi è di natura popolare e spesso rappresenta personaggi di cartoni o le favole del momento. Da quella che era una tradizione contadina, qui si porta in scena la società italiana con le sue contraddizioni. La 26esima edizione è pronta per portare allegria tra le vie delle città.

Carnevale di Potenza

Detto il Carnevale della città Verticale, è sicuramente molto atteso da chi abita il comune. Oggi il Carnevale è fatto di spettacoli, artisti musicali e la parata con tutte le moderne maschere. Non manca la gastronomia, con le associazioni che preparano tutti i piatti tipici.

La maschera ufficiale è Sarachella, figura bizzarra e di bassa statura. Rappresenta oggi la maschera, lo spirito popolare e della città che non si perde d’animo tra le difficoltà. Uno sguardo al futuro della città moderna senza tralasciare il passato è questo il Carnevale di Potenza.

Il Carnevale in Basilicata continua

La tradizione del Carnevale in Basilicata continua nei comuni di:

  • Corleto Perticara
  • Piano San Nicola Potenza
  • Castelluccio Inferiore
  • Satriano di Lucania
  • Latronico – Agromonte
  • Rionero in Vulture
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