Comuni Italiani e Turismo

Una nuova geografia della ricchezza dal mare alle città

Il turismo in Italia, da sempre un pilastro economico e culturale del Paese, attraversa una fase di trasformazione profonda e stratificata. Il 2025 si conferma un anno chiave per comprendere i mutamenti in atto nella distribuzione geografica del valore generato dal turismo, che non è più un fenomeno esclusivamente costiero o legato alle classiche città d’arte, ma un sistema complesso e multidimensionale che riflette i cambiamenti sociali, culturali ed economici degli ultimi dieci anni.

L’analisi più recente, condotta da Sociometrica e basata su dati Istat e Conto Satellite del Turismo, svela una nuova mappa della ricchezza turistica, con al centro la dimensione comunale, dove il valore economico si manifesta nella sua forma più autentica e diretta.

Da questo punto di vista, emerge una nuova geografia del turismo che cambia le regole del gioco e pone al centro le città come motori economici, affiancate da destinazioni montane, lacustri e da alcune sorprese nel turismo open air.

La percezione del turismo e le sue distorsioni cognitive

Il turismo in Italia ha sofferto per decenni di una duplice distorsione che ne ha ridotto la percezione e il valore agli occhi dei decisori pubblici e privati. Da un lato, il turismo è stato storicamente associato al “tempo residuale”, quello del tempo libero rispetto al lavoro, e quindi percepito come un settore marginale.

Questa visione è ormai superata nel contesto di un’economia globale che valorizza le esperienze, le attività ricreative e il lifestyle come driver fondamentali di consumo e sviluppo.

Dall’altro lato, la contabilità nazionale tradizionale tende a sottostimare il valore economico reale del turismo, limitandosi a considerare solo alcuni segmenti come alberghi, ristorazione e agenzie di viaggio. Questo approccio parziale lascia fuori interi settori che dipendono fortemente dall’attività turistica, come i trasporti, il commercio, i servizi culturali e l’intrattenimento.

La svolta metodologica più importante arriva con il Conto Satellite del Turismo, che offre una visione olistica dell’ecosistema turistico, catturando i moltiplicatori economici e il valore aggiunto complessivo generato dalla spesa turistica a livello locale. Solo così si può comprendere appieno l’impatto economico che il turismo produce nei territori, spesso pari a 10-15 volte le stime convenzionali.

La dimensione comunale: il vero cuore dell’economia turistica italiana

Il livello comunale rappresenta la dimensione più significativa per misurare e interpretare l’impatto del turismo. È qui che si esprime la vera ricchezza, perché i turisti scelgono mete precise con identità e offerta uniche: Roma, Venezia, Firenze, ma anche località minori, ciascuna con il proprio brand territoriale. In questo contesto, il turismo non è un settore isolato, ma un ecosistema integrato che coinvolge una vasta rete di imprese e attività.

Secondo le ultime stime, i 1.000 comuni italiani più turistici concentrano oltre il 90% delle presenze turistiche ufficiali, con un contributo economico complessivo di oltre 117 miliardi di euro nel 2024.

Di questi, oltre 79 milioni di presenze sono legate a forme di turismo “sommerso” non rilevato dalle statistiche ufficiali, come gli affitti brevi privati.

Questo fenomeno è particolarmente evidente nel Sud Italia, dove in località come Ostuni si contano fino a 80 appartamenti Airbnb per ogni struttura alberghiera.

Le grandi città: i nuovi epicentri della ricchezza turistica

L’analisi del valore aggiunto turistico mostra chiaramente come le grandi città stiano progressivamente dominando la classifica della ricchezza generata dal turismo. Roma si conferma indiscussa leader, con un valore aggiunto stimato in 13,3 miliardi di euro, quasi triplo rispetto a Milano, che si posiziona seconda con 4,7 miliardi.

È significativo che Milano, tradizionalmente non considerata una meta turistica primaria come Venezia o Firenze, abbia superato queste città storiche, soprattutto grazie all’espansione dell’offerta di affitti brevi e a una proposta culturale e commerciale sempre più dinamica e variegata. Anche Napoli fa un balzo significativo, collocandosi al sesto posto, trascinata dal boom degli affitti privati e da una rinnovata attrattività turistica.

Questa leadership delle città riflette un’evoluzione del turismo italiano, che si orienta verso forme di turismo “multi-gamma”, capace di attrarre visitatori con interessi diversificati: cultura, eventi, shopping, business, sport e formazione.

Le città offrono inoltre un ricco calendario di eventi e servizi, oltre a strutture alberghiere innovative che negli ultimi anni si sono concentrate soprattutto nelle aree urbane, al contrario delle destinazioni balneari che sembrano aver rallentato in termini di rinnovamento.

Dal mare alla montagna, dai laghi all’open air: un turismo in trasformazione

Se le grandi città crescono, le tradizionali località balneari stanno affrontando sfide significative. Rimini, simbolo del turismo estivo italiano per decenni, ha registrato un calo dello 0,8% nelle presenze turistiche nel 2024, mentre altre mete come Grosseto e Cattolica hanno subito cali più marcati, rispettivamente del 14,4% e del 12,6%.

Al contrario, altre forme di turismo mostrano segni di vivacità e crescita: il turismo montano e lacustre registra performance positive grazie all’interesse crescente per vacanze attive e all’aria aperta. Bergamo, capitale della cultura 2023, ha visto un incremento del valore aggiunto turistico del 117%, mentre Como, con il lusso dei suoi laghi, segna un +98%.

Anche il turismo open air, basato su campeggi e strutture extra-alberghiere, registra una forte crescita, come dimostrano i comuni veneti di Cavallino-Treporti e San Michele al Tagliamento, che rientrano nella top 10 dei comuni che creano maggiore ricchezza turistica, grazie all’ampia offerta di campeggi e strutture ricettive non tradizionali.

Il ruolo del turismo sommerso e l’economia degli affitti brevi

Uno degli aspetti più rilevanti del turismo contemporaneo è la diffusione degli affitti brevi privati, una forma di ospitalità che ha rivoluzionato l’offerta turistica, soprattutto nelle città e nel Sud Italia.

Il turismo sommerso, costituito da presenze turistiche non rilevate nei dati ufficiali, rappresenta oggi una quota importante del mercato.

Le piattaforme digitali hanno moltiplicato l’offerta di case vacanze, trasformando interi quartieri e influenzando profondamente il tessuto economico locale. Questo fenomeno non solo incrementa il valore aggiunto turistico, ma pone anche nuove sfide in termini di regolamentazione, sostenibilità e impatto sociale.

una nuova visione per il turismo italiano

Il turismo italiano non è più quello di una volta. La tradizionale supremazia delle località balneari e delle città d’arte deve confrontarsi con una realtà in movimento, dove le grandi città emergono come motori trainanti della crescita economica turistica, affiancate da territori montani, lacustri e da un’offerta sempre più diversificata e innovativa.

Questa nuova geografia della ricchezza turistica richiede un ripensamento strategico da parte delle istituzioni e degli operatori del settore, per valorizzare al meglio il potenziale delle diverse destinazioni, promuovere una crescita sostenibile e integrare l’economia “ufficiale” con le nuove forme di ospitalità e consumo turistico.

Per gli stakeholder del turismo e per le comunità locali, la sfida è quella di cogliere questa trasformazione come un’opportunità per rilanciare il Made in Italy turistico, superare le distorsioni percettive del passato e costruire un sistema turistico innovativo, inclusivo e competitivo a livello globale.

La Mappa della Ricchezza Turistica nei Comuni Italiani (2025)

  • Roma domina la classifica con 13,3 miliardi di euro generati dal turismo, grazie a un’offerta culturale vasta e una forte presenza di appartamenti in affitto breve.
  • Milano sorpassa Venezia e Firenze, posizionandosi seconda con 4,7 miliardi di euro, spinta dall’innovazione alberghiera e dall’aumento degli affitti privati.
  • Le città d’arte e metropolitane conquistano la scena, riflettendo un cambiamento nella domanda turistica verso esperienze multi-dimensione, non solo culturali ma anche lavorative e di svago.
  • Il turismo balneare tradizionale mostra segni di crisi, con cali significativi in località come Rimini (-0,8%), Grosseto (-14,4%) e Cattolica (-12,6%).
  • Il Sud Italia cresce grazie agli affitti brevi: 79 milioni di presenze turistiche “invisibili” aumentano il valore economico, con esempi come Ostuni, dove gli appartamenti Airbnb superano gli hotel.
  • Il valore aggiunto turistico complessivo supera i 117 miliardi di euro, un dato che conferma l’importanza economica strategica del turismo per l’Italia.
  • Comuni minori e destinazioni di nicchia emergono per specializzazioni particolari, come il turismo open air e i laghi, che registrano incrementi rilevanti nel valore prodotto.
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