Overtourism

Airbnb accusa hotel e crociere: “Non siamo noi i responsabili”

L’overtourism, ovvero l’eccessiva concentrazione di turisti in alcune aree urbane o costiere, è oggi una delle principali sfide per le città europee. Il fenomeno provoca squilibri economici, sociali e ambientali sempre più gravi, alimentando tensioni tra residenti, autorità locali e operatori del settore. In questo contesto, il ruolo delle locazioni brevi – spesso al centro del dibattito pubblico – viene nuovamente messo in discussione. Ma secondo Airbnb, non sono queste a rappresentare il vero motore della pressione turistica sulle città.

Nel suo ultimo report, pubblicato l’11 giugno 2025, la piattaforma globale di ospitalità alternativa ha rivolto un appello ai decisori pubblici europei affinché adottino una visione più equilibrata. Secondo Airbnb, hotel e crociere tradizionali sarebbero i principali responsabili della congestione turistica nei centri storici e nelle destinazioni più frequentate. Una posizione netta, che ribalta il paradigma dominante e invita a ripensare le attuali strategie di gestione del turismo urbano.

L’impatto del turismo tradizionale sui centri urbani

Secondo l’analisi condotta da Airbnb, la maggior parte del turismo europeo continua a gravitare attorno a modelli tradizionali. Gli hotel concentrati nei centri cittadini e il traffico crescente delle navi da crociera nei porti mediterranei e del Nord Europa contribuiscono in modo determinante alla saturazione degli spazi urbani. Questi flussi turistici, gestiti da grandi operatori e agenzie, tendono a generare percorsi standardizzati e ad alta densità, privando le destinazioni della loro autenticità e creando una fruizione superficiale del territorio.

Il modello alberghiero tradizionale, pur svolgendo un ruolo cruciale nell’accoglienza, è spesso basato su economie interne che trattengono gran parte della spesa dei visitatori. Secondo Airbnb, ciò riduce l’impatto economico positivo sul tessuto locale, a differenza degli affitti brevi, che promuovono un’economia diffusa, con benefici diretti per le famiglie e le attività di prossimità.

I numeri: hotel e crociere dominano il mercato

I dati Eurostat contenuti nel report confermano la predominanza delle strutture ricettive tradizionali. Nel 2024, quasi l’80% delle notti turistiche in Europa è stato trascorso in hotel e strutture simili, mentre solo il 22% ha coinvolto locazioni brevi. In città come Parigi, Roma, Barcellona, Madrid, Amsterdam e Praga, il divario è ancora più evidente. Qui, gli hotel hanno registrato oltre cinque volte più presenze rispetto agli alloggi su Airbnb.

A questo si aggiunge un forte aumento del traffico crocieristico. Tra il 2022 e il 2023, Barcellona ha visto un incremento del 53% nei passeggeri delle navi da crociera. Amsterdam ha superato il 60% di crescita, mentre Lisbona ha registrato un +54%. Un’espansione che contribuisce significativamente alla percezione di sovraffollamento, in particolare nei centri storici già sotto pressione.

Dove si limita Airbnb, aumentano prezzi e affollamento

Uno degli aspetti più controversi emersi dallo studio riguarda l’efficacia delle restrizioni imposte alle locazioni brevi. Secondo Airbnb, città come Amsterdam e Barcellona, che hanno introdotto regolamentazioni severe contro gli affitti brevi, non solo non hanno registrato una riduzione del turismo, ma hanno visto una riconcentrazione dei flussi sui grandi hotel, aggravando ulteriormente la pressione urbana.

Ad Amsterdam, tra il 2018 e il 2024, le notti turistiche sono aumentate da 20,5 a 22,9 milioni. A seguito delle restrizioni, il 93% della crescita è stata assorbita dagli hotel, con un conseguente incremento delle tariffe alberghiere del 50%. A Barcellona, nello stesso periodo, il numero totale di notti turistiche è cresciuto da 32,6 a 37,4 milioni. Anche qui, il turismo si è spostato sugli hotel, che hanno accolto oltre i tre quarti della nuova domanda. Le tariffe medie per notte hanno superato i 213 dollari, con un aumento del 35%.

Un modello più resiliente e distribuito

Airbnb propone un’alternativa basata sulla distribuzione e la flessibilità. Nel 2024, oltre la metà degli annunci disponibili sulla piattaforma si trovava al di fuori delle grandi città. Il 59% delle notti prenotate è stato registrato in aree periferiche o rurali, contribuendo così ad alleggerire la pressione sui centri storici.

Nelle aree urbane, le locazioni brevi tendono a distribuirsi in modo più uniforme, toccando quartieri secondari e residenziali che normalmente non beneficiano del turismo tradizionale. In contrasto, gli hotel restano concentrati nelle zone centrali. A Barcellona, ad esempio, il rapporto tra posti letto in hotel e letti in locazione breve nel centro città è di 7 a 1, un dato che evidenzia lo squilibrio nell’offerta ricettiva.

Le locazioni brevi rappresentano anche un’opzione economicamente più accessibile. A Roma, Amsterdam e Madrid, gli affitti brevi offrono tariffe medie tra i 135 e i 179 dollari a notte. Le strutture alberghiere, invece, superano spesso i 200 dollari, rendendo più difficile per famiglie e gruppi accedere a soluzioni convenienti.

Le grandi capitali e la nuova ospitalità distribuita

L’analisi entra nel dettaglio anche di alcune delle principali capitali europee. A Parigi, nel 2023, il 78% delle notti turistiche è avvenuto in hotel. Tuttavia, durante le Olimpiadi del 2024, Airbnb ha accolto circa 700.000 visitatori, generando un impatto economico di oltre 1 miliardo di dollari. Le locazioni brevi erano presenti nel 99% dei codici postali cittadini, mentre gli hotel coprivano solo la metà del territorio urbano.

A Barcellona, nonostante le restrizioni, il 72% delle notti turistiche è ancora assorbito dagli hotel. Alcuni quartieri – ben 19 su 72 – sono privi di qualsiasi struttura alberghiera, e proprio in queste zone le locazioni brevi permettono una distribuzione del turismo più bilanciata.

A Roma, in vista del Giubileo 2025, Airbnb ha annunciato una collaborazione con il Vaticano per offrire un’accoglienza flessibile e distribuita, senza ricorrere a nuove costruzioni alberghiere. Madrid, infine, registra un utilizzo intensivo dell’offerta alberghiera (73% delle notti nel 2023), ma è grazie alle locazioni brevi se i prezzi sono rimasti più contenuti, in un mercato caratterizzato da alta domanda e scarsità di offerta.

Un impatto economico misurabile e sostenibile

Il report sottolinea anche il contributo economico diretto generato dalla piattaforma. Nel 2024, i soggiorni prenotati tramite Airbnb in Francia, Germania, Italia e Spagna hanno generato un impatto di 44,6 miliardi di dollari sul PIL e sostenuto oltre 627.000 posti di lavoro. Per ogni dollaro speso su Airbnb, i viaggiatori ne hanno spesi in media altri 2,50 nei quartieri visitati, sostenendo attività commerciali locali, ristoranti, artigiani e servizi.

Oltre agli effetti macroeconomici, Airbnb evidenzia anche l’importanza sociale del proprio modello. Circa la metà degli host a livello globale ha dichiarato che i proventi ottenuti dalla locazione turistica sono essenziali per coprire le spese della propria abitazione. Questo dato suggerisce che l’economia della condivisione può rappresentare un valido strumento di resilienza economica per le famiglie urbane, in un contesto segnato da costi abitativi crescenti.

Overtourism: Un invito a ripensare le politiche urbane

Di fronte a queste evidenze, Airbnb chiede ai legislatori di non concentrarsi unicamente sulla regolazione degli affitti brevi. Le città, secondo il report, dovrebbero adottare un approccio integrato alla gestione turistica, considerando anche l’impatto delle grandi catene alberghiere, dei voli low-cost e del traffico crocieristico.

Le attuali politiche restrittive, spesso basate su percezioni distorte, rischiano di produrre effetti contrari agli obiettivi dichiarati. Invece di ridurre il turismo, limitare Airbnb può portare a una concentrazione eccessiva della domanda sugli hotel centrali, con un conseguente aumento dell’affollamento, dei prezzi e delle disuguaglianze urbane.

Verso un turismo più inclusivo e sostenibile

Una delle proposte centrali avanzate da Airbnb è quella di promuovere un turismo decentralizzato, che favorisca la scoperta di aree meno conosciute, investa nella rigenerazione urbana e sostenga le economie locali. Iniziative come il Fondo per il Turismo Rurale in Irlanda, i programmi di valorizzazione dell’enoturismo in Italia o la promozione del turismo spirituale in collaborazione con il Vaticano, rappresentano esempi concreti di questo nuovo approccio.

Per affrontare davvero l’overtourism, è necessario superare le semplificazioni. Servono strumenti di analisi fondati su dati verificabili, monitoraggio continuo dei flussi e un coinvolgimento attivo delle comunità. Solo attraverso una visione più ampia e sistemica sarà possibile conciliare crescita turistica, qualità della vita urbana e sostenibilità ambientale.

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