Il turismo nelle province italiane

Roma, Venezia e Bolzano le più visitate: cresce il turismo estero, calano Messina e Ancona

Nel 2024 l’Italia ha superato i 466 milioni di presenze turistiche, segnando un incremento del 7% rispetto al 2019 e superando i livelli pre-pandemia.

Il sistema ricettivo nazionale conta oggi 5,5 milioni di posti letto, di cui il 42% in strutture alberghiere, con un aumento complessivo del 6% rispetto al 2019.

Non basta però crescere in termini numerici: la sfida principale è capire come e dove avviene la crescita e quali effetti ha sui territori. Negli ultimi cinque anni, la trasformazione del turismo italiano è stata guidata da tre tendenze principali: la crescita delle presenze straniere (+15%), la riduzione della stagionalità (il 46% delle presenze oggi si concentra tra giugno e agosto contro il 52% di vent’anni fa) e l’espansione dell’offerta extralberghiera (+17%), rispetto a una crescita contenuta dell’alberghiero (+1%).

Roma, Venezia e Bolzano: le province più visitate

Le dieci province italiane più frequentate concentrano il 50% delle presenze nazionali, pari a circa 234 milioni di arrivi. Nel 2024 Roma supera Venezia, confermandosi leader con 47,2 milioni di presenze (+37% sul 2019). Seguono Venezia (38,8 milioni, +2%) e Bolzano (37 milioni, +10%), confermando la centralità di grandi città d’arte e aree montane.

Tra le province in crescita spiccano Milano (+10%) e Napoli (+2%). In controtendenza Firenze (-17%) e Rimini (-7%), a indicare difficoltà nel rinnovare l’offerta o saturazione dei mercati. Isernia resta la provincia con meno presenze, meno di 80mila all’anno, seguita da altre province interne marginali.

Cosa funziona e cosa no:

  • Funziona: attrattività delle grandi città e delle province turistiche consolidate, capacità di intercettare flussi internazionali.
  • Non funziona: eccessiva concentrazione dei turisti in poche aree, con pressioni su servizi e residenti e scarso sviluppo nelle province minori.

Turismo internazionale e domestico

Le presenze straniere hanno raggiunto 254 milioni nel 2024, con un tasso di internazionalità del 54% (era il 51% nel 2019). Le province più internazionali includono i laghi del Nord (Como 83%, Verbano-Cusio-Ossola 81%), le città d’arte (Firenze 79%, Venezia 77%, Roma 72%) e alcune aree alpine (Bolzano 72%).

Il turismo domestico resta concentrato nel Sud: Campobasso (92%), Crotone (91%) e Cosenza (90%) ospitano quasi esclusivamente turisti italiani, evidenziando differenze territoriali nette.

Cosa funziona e cosa no:

  • Funziona: capacità di attrarre mercati esteri e valorizzazione delle destinazioni di grande appeal.
  • Non funziona: calo dei viaggiatori italiani, con territori del Sud poco competitivi su scala internazionale.

L’extralberghiero in forte espansione

Le strutture extralberghiere hanno registrato oltre 182 milioni di presenze, pari al 39% del totale, con una crescita del 17% sul 2019. Le città metropolitane come Bologna (+115%), Bari (+109%) e Milano (+91%) registrano incrementi significativi, trainando l’offerta extralberghiera e ampliando le possibilità di scelta dei turisti.

Questa evoluzione ha anche effetti sociali ed economici: può contribuire a spopolamento dei centri storici, aumento dei valori immobiliari e cambiamenti nel tessuto urbano.

Cosa funziona e cosa no:

  • Funziona: flessibilità dell’offerta, capacità di intercettare nuovi target, stimolo all’economia locale.
  • Non funziona: mancanza di regolamentazione. Possibili conflitti con il settore alberghiero e con i residenti.

Pressione turistica e sostenibilità

L’indice di pressione turistica misura le presenze medie per chilometro quadrato e indica lo stress dei territori. La media nazionale è 4,2, ma Rimini (44,5), Venezia (42,8), Napoli (33,3) e Milano (31,2) mostrano valori dieci volte superiori. Al contrario, province come Rieti, Enna e Isernia registrano valori quasi nulli.

Cosa funziona e cosa no:

  • Funziona: generazione di economia e visibilità internazionale nei poli principali.
  • Non funziona: concentrazione eccessiva dei flussi, rischio di overtourism e trascuratezza dei territori meno visitati.

Offerta ricettiva: Nord in espansione, Sud in ritardo

I posti letto sfiorano i 5,5 milioni (+6% rispetto al 2019). Le dieci province con più offerta – Venezia, Roma, Bolzano, Verona, Trento, Rimini, Milano, Livorno, Sassari e Brescia – concentrano il 38% del totale nazionale.

La crescita più evidente si registra a Milano (+35%), Bari, Bologna e Roma (+24%), mentre Messina (-19%) e Ancona (-15%) evidenziano cali significativi.

Cosa funziona e cosa no:

  • Funziona: investimenti e diversificazione dell’offerta nel Nord e nelle grandi città.
  • Non funziona: mancanza di strategie nel Sud, che resta marginale nel panorama turistico nazionale.

Riduzione della stagionalità e permanenze più lunghe

La stagionalità del turismo italiano sta diminuendo: oggi solo il 46% delle presenze si concentra nei mesi estivi (giugno-agosto), rispetto al 52% registrato negli anni 2000. Questo significa che i turisti si distribuiscono più uniformemente durante tutto l’anno, riducendo la pressione sui mesi di alta stagione.

La permanenza media dei visitatori in Italia è di 3,3 notti, ma nelle province balneari come Teramo, Vibo Valentia e Crotone supera le 5 notti. Questo indica che i turisti non si limitano a brevi soggiorni, ma trascorrono più tempo sul territorio, scegliendo esperienze più approfondite e una fruizione più “lenta” e qualitativa delle destinazioni.

In pratica, meno concentrazione nei mesi estivi e soggiorni più lunghi contribuiscono a un turismo più sostenibile e meno stressante per le località, favorendo anche economie locali più stabili durante tutto l’anno.

Un turismo italiano in trasformazione: tra crescita e sostenibilità

Il turismo italiano tra il 2019 e il 2024 ha mostrato una ripresa significativa, ma con una distribuzione molto diseguale sul territorio. Le province del Nord e i grandi poli urbani hanno trainato la crescita, mentre molte aree del Sud restano ancora marginali. La domanda internazionale continua a espandersi, confermando il fascino globale delle città d’arte e delle destinazioni montane e lacustri, mentre il turismo domestico segna un lieve calo.

L’extralberghiero si afferma sempre di più come elemento centrale del sistema ricettivo, offrendo flessibilità e nuove opportunità di soggiorno, ma richiedendo una gestione attenta per evitare impatti negativi sui territori e sui residenti.

La sfida per i prossimi anni sarà equilibrare la crescita economica con la qualità del soggiorno, valorizzando le destinazioni meno note, riducendo la pressione sui territori più affollati e promuovendo un turismo sostenibile, capace di tutelare il patrimonio culturale e naturale del Paese.

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