Il turismo consapevole che (ri)scopre l’Italia dimenticata
Se il 2024 è stato l’anno della consapevolezza sull’overtourism, il 2025 segna il ritorno al centro dell’attenzione di un concetto opposto e complementare: undertourism, ovvero la scelta consapevole di viaggiare in quei territori italiani poco visitati, spesso esclusi dai circuiti turistici mainstream, ma ricchissimi di autenticità, storia e bellezza.
Oltre le folle di Venezia, Firenze e Roma, oltre i percorsi battuti e le città da cartolina, esiste un’Italia che resiste. Un’Italia che aspetta di essere scoperta, capita, rispettata.
L’undertourism non è solo una fuga dalla folla: è un manifesto culturale. È la scelta di camminare in silenzio, di parlare con chi resta, di sedersi a tavola in un’osteria senza menu in inglese, di riscoprire la meraviglia fuori dalle vetrine. È dare ossigeno a borghi e territori che non chiedono altro che essere visti e finalmente amati.
Cos’è l’Undertourism?
Con il termine undertourism si intende l’approccio turistico orientato verso mete alternative, spesso trascurate dai grandi flussi turistici. È il contrario dell’overtourism, che affligge ormai molte città d’arte e località balneari sovraccariche di visitatori, con impatti devastanti su ambiente, economia locale e qualità della vita degli abitanti.
L’undertourism promuove un turismo sostenibile, lento e distribuito, che valorizza le aree interne, le province marginali, i piccoli borghi. Ma soprattutto, rappresenta un cambio di mentalità: non si viaggia più solo per “vedere tutto”, ma per capire e vivere un territorio nella sua interezza, nel suo quotidiano, nella sua verità.
L’Italia che (quasi) nessuno vuole: la bellezza fuori mappa
Secondo l’Indice Complessivo di Sovraffollamento Turistico (ICST) elaborato dall’Istituto Demoskopika, le destinazioni italiane più colpite dal fenomeno dell’overtourism nel 2024 sono state Rimini, Venezia, Bolzano, Livorno, Napoli, Trento e Verona, a cui si sono aggiunte Milano, Roma e Trieste. In questi territori, la pressione turistica è tale da compromettere la vivibilità, le risorse naturali e la sostenibilità sociale.
Ma all’estremo opposto esiste un’Italia silenziosa, che il turismo di massa ha dimenticato. I sistemi turistici provinciali di Rieti, Benevento, Reggio Calabria, Isernia, Avellino e Campobasso si collocano stabilmente tra quelli a basso o nullo sovraffollamento. Non perché manchino di attrattive, ma perché non fanno parte delle narrazioni dominanti.
Queste città non sono meno affascinanti: semplicemente non sono ancora entrate nel racconto collettivo del turismo.
L’Italia dei borghi e delle comunità: cosa offre l’undertourism
Nel cuore di queste province, lontane dai riflettori e dai flussi organizzati, si celano tesori inestimabili:
- Borghi medievali perfettamente conservati
- Cucine locali che tramandano sapori antichi
- Tradizioni popolari vive, autentiche, mai spettacolarizzate
- Paesaggi naturali integri, silenziosi, incantevoli
Visitare questi luoghi significa tessere relazioni autentiche, sostenere piccole economie, contribuire alla salvaguardia di territori spesso a rischio di spopolamento.
Il turismo, in queste terre, è relazione prima che esperienza.
Il marketing territoriale oggi: digitale, umano e narrativo
Promuovere l’undertourism significa anche ripensare il modo in cui si comunica il territorio. Le strategie classiche dei tour operator non funzionano in queste aree. Qui, il vero motore del turismo è il passaparola digitale, l’influencer locale, il racconto vissuto.
Le nuove frontiere del marketing territoriale sono fatte di:
- Micro-influencer e creator locali
- Storytelling su social media e blog di viaggio
- Progetti di turismo esperienziale e partecipato
- Partnership tra comunità, istituzioni e professionisti del turismo sostenibile
In quest’ottica, parlare di undertourism non significa solo “deviare i flussi” dalle città sovraccariche, ma ripensare l’intero sistema turistico nazionale, creando nuove reti, nuove priorità, nuove modalità di fruizione.
Viaggiare meno, viaggiare meglio
In un Paese come l’Italia, dove ogni collina racconta una storia e ogni pietra può diventare meta, è paradossale che il 90% del turismo si concentri in appena dieci città. Il riequilibrio non è solo una necessità ecologica e sociale, ma una straordinaria opportunità economica.
Scommettere sull’undertourism significa:
- Decentralizzare i flussi e decongestionare i centri saturi
- Favorire la destagionalizzazione del turismo
- Sostenere le economie locali e combattere lo spopolamento
- Restituire senso al viaggio come scoperta e non come consumo
L’Italia da (ri)scoprire è dietro l’angolo
L’undertourism non è una tendenza passeggera, ma una visione di futuro. È l’idea che il viaggio possa essere più lento, più profondo, più umano. È la scelta di ascoltare i silenzi di una valle molisana, di entrare in una bottega artigiana a Enna, di dormire in un monastero a Rieti, di cenare con le persone che in questi luoghi vivono, resistono, raccontano.
Chi sceglie l’Italia che non fa notizia, fa molto di più che un viaggio: compie un atto culturale e politico.
E in cambio riceve qualcosa che nessun tour organizzato potrà mai offrire: la meraviglia dell’autenticità.



